Il conflitto di interessi di Berlusconi: l’editoriale di Gianni Dragoni


di | 11 Gen 2013

Il ritorno in politica di Berlusconi è corrisposto ad un guadagno in borsa per le azioni Mediaset. Come si spiega? Scende in campo, salgono le azioni? Il punto nell'editoriale di Gianni Dragoni, giornalista del Sole 24 Ore, per Servizio Pubblico, programma di Michele Santoro.

Il conflitto di interessi di Berlusconi

Ecco l'effetto Berlusconi sulle casse di Mediaset: "Nei primi nove mesi dell'anno era in rosso e stava riducendo i dipendenti. Ma dall'annuncio del ritorno in campo le azioni hanno recuperato il 45% in poco più di due mesi. E dal minimo di novembre 2012 hanno guadagnato il 65%".

Lo stato di salute delle aziende di Berlusconi

I numeri fino a poco tempo fa dicevano altro: "Da quando Berlusconi non è più a Palazzo Chigi, per Mediaset è la fine di un'epoca. Come ha scritto l'Economist. Le aziende di famiglia non se la passano bene, le azioni della holding di famiglia hanno toccato il minimo storico. E Mediaset è in rosso per la prima volta nella sua storia: il rosso è di 45 milioni di euro nel trimestre gennaio-settembre 2012" spiega l'editorialista del Sole 24 Ore a Servizio Pubblico.

Le tasse di Berlusconi: il punto

In un'altra puntata di Servizio Pubblico, sempre Gianni Dragoni si sofferma sul tema delle tasse di Berlusconi: una storia di promesse mancate. Spiega l'editorialista del Sole che "fin dalla prima campagna elettorale nel 1994, il Cavaliere ha sempre promesso di ridurre le tasse: "Meno tasse per tutti". Aveva proposto un'aliquota unica dell'Irpef non superiore al 30% del reddito. E non l'ha fatto. Nel 2000 aveva proposto due aliquote: la più alta del 33% sopra i 100mila euro. E non ha fatto neanche questo. Oggi l'aliquota massima è del 43% e la pressione fiscale sul Pil è tra le più alte d'Europa e blocca la crescita, così come confermato da Visco".