Fini sugli impresentabili: “La legalità non è una bandierina”


di | 8 Feb 2013

"Candidare persone con guai giudiziari genera disgusto nelle persone". Così Gianfranco Fini sugli impresentabili e sull'opportunità o meno per alcuni di ripresentarsi alle prossime elezioni. Ospite di Servizio Pubblico, l'ex leader di An spiega: "Sul tema della legalità si è consumata la rottura tra me e Berlusconi. La legalità non è una bandierina ma un abito da indossare tutti i giorni".

Fini sugli impresentabili

Tra gli impresentabili il caso più eclatante è quello di Nicola Cosentino del Pdl. Che ai nostri microfoni si difende così: "Ho lottato fino alla fine per ottenere una candidatura, avrei potuto candidarmi con uno dei tanti partiti che me l'hanno offerto. Ma io non vendo la dignità per l'immunità perché penso che valga molto di più" - spiega in conferenza stampa - "Potevo portare voti a livello locale ma farne perdere a livello nazionale. Io devo essere impresentabile soltanto perché sono nato a Casal di Principe?"

Fini sul reato di clandestinità

"Io e Alfano insieme? Capisco la curiosità giornalistica ma non è un problema di persone bensì di contenuti. A partire da me ovviamente" - spiega l'ex presidente della Camera ai nostri microfoni - "Il reato di clandestinità non lo abolirei. In altri paesi c'è e non determina alcun tipo di conseguenza. In riferimento alle tragedie del mediterraneo è un po' la storia dello sciocco che guarda il dito invece che la luna. Se avessi responsabilità governative io avanzerei in campo europeo una proposta dirompente: chi oggi viene in Italia non viene qui per lavorare. Ma per sopravvivere. Donne e uomini che fuggono da zone in cui la loro vita è a rischio. Allora l'unica risposta possibile è l'asilo concesso dall'Ue".