Napolitano e la Trattativa Stato Mafia: “Non ho nulla da riferire”


di | 24 Mag 2013

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dovrebbe essere ascoltato come teste al processo sulla Trattativa Stato-Mafia. Le domande dovrebbero riguardare solo la lettera a lui indirizzata, scritta il 18 giugno 2012 da Loris D'Ambrosio, ex consigliere giuridico del Quirinale. In una missiva inviata alla Corte d'Assise di Palermo, il Capo dello Stato precisa però di "non avere nessuna conoscenza utile da riferire". La ricostruzione a fumetti di Servizio Pubblico su Napolitano e la Trattativa. A cura di Walter Molino.

Napolitano e la Trattativa

Ecco cosa ha scritto D’Ambrosio in quella lettera:
"Sono il primo a desiderare che sia fatta luce giudiziaria e storica sulle stragi; perchè quei tempi li vissi accanto a Giovanni Falcone poi dedicandomi, assieme a pochi altri, senza sosta a comporre quel sottosistema normativo antimafia che ha minato la forza di Cosa Nostra e di organizzazioni similari". "Lei sa che di ciò ho scritto anche di recente su richiesta di Maria Falcone. E sa che, in quelle poche pagine, non ho esitato a fare cenno a episodi del periodo 1989- 1993 che mi preoccupano e fanno riflettere; che mi hanno portato a enucleare ipotesi - solo ipotesi- di cui ho detto anche ad altri [...]" "Non Le nascondo di aver letto e riletto le audizioni all'Antimafla di protagonisti e comprimari di quel periodo e di aver desiderato di tornare anche io a fare indagini, come mi accadde oltre 30 anni fa dopo la morte di Mario Amato, ucciso dal terroristi. Ecco, che tutti questi sentimenti siano ignorati per compromettere la mia credibilità e, quel che è peggio, per utilizzare tale compromissione per "volgerla" contro di Lei, non è per me sopportabile. Sono certo che, per come mi ha conosciuto in questi anni e nel dieci anni precedenti, Lei comprende il mio stato d'animo. A Lei rimetto perciò, il prestigioso incarico di cui ha voluto onorarmi, dimostrandomi affetto e stima. Con devozione e deferenza, suo Loris D'Ambrosio".
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