La famiglia Ligresti e i guai giudiziari: l’editoriale di Gianni Dragoni


di | 1 Nov 2013

Gianni Dragoni, editorialista del Sole 24 Ore, racconta per Servizio Pubblico i guai giudiziari della famiglia Ligresti. La Procura di Torino ha disposto l'arresto del padre Salvatore, 80 anni, ora ai domiciliari. E dei suoi tre figli: Paolo però è in Svizzera e quindi al momento a piede libero. Avrebbero nascosto 600 milioni di euro di perdite della compagnia Fondiaria Sai, ingannando i piccoli azionisti. Le accuse sono falso in bilancio aggravato, pena massima sei anni, e manipolazione del mercato, anche qui massimo sei anni. Giulia Ligresti ha patteggiato due anni e otto mesi di reclusione per uscire dal carcare. Ha detto: "Sono sfinita".

Famiglia Ligresti: il processo Fondiaria Sai

L'11 ottobre 2016 è arrivata la sentenza sul caso. Scrive Il Fatto:
Salvatore Ligresti e la figlia Jonella sono stati condannati rispettivamente a sei anni e a cinque anni e otto mesi al processo torinese sul filone relativo al falso in bilancio e all’aggiotaggio informativo su Fondiaria Sai. All’ex patron della compagnia, 84 anni lo scorso marzo, è stata anche comminata una multa di 1,2 milioni, alla figlia di 1 milione. Condannati anche l’ex revisore Riccardo Ottaviani (2 anni e 6 mesi) e l’ex amministratore delegato Fausto Marchionni (5 anni e 3 mesi). Assolti invece Antonio Talarico, ex vicepresidente della compagnia, e l’ex revisore Ambrogio Virgilio. La causa riguarda la presunta sottovalutazione della riserva sinistri della compagnia assicuratrice e una falsa comunicazione ai mercati. L’accusa, sostenuta dal pm Marco Gianoglio, aveva chiesto sette anni e tre mesi per i due Ligresti e 2 milioni di euro di multa. La difesa aveva chiesto l’assoluzione per Ligresti senior per la mancanza del profitto relativo all’aggiotaggio. Gli avvocati Salvatore Scuto e Lucio Lucia hanno invece chiesto l’assoluzione di Jonella Ligresti, che assistono, perché “non ha mai detto il falso”. E se ci sono state irregolarità, hanno sostenuto, “si è trattato di errori e certamente non di dolo”.