D’Alema, Letta, Fassina e Grillo. Travaglio: “Senti chi parla”

di 27 Gen 2014
Travasentichi

Anche Letta ha poco da lamentarsi per l’incontro Renzi-Berlusconi. È stato Berlusconi a scegliere Enrico Letta come premier, su garanzia dello zio Gianni. Insieme a Berlusconi ha governato 7 mesi, 4 quando non era ancora pregiudicato e 3 da pregiudicato. E sarebbero tuttora alleati se B. non se ne fosse andato. Letta fece di tutto per trattenerlo, ma Berlusconi, divincolandosi da quell’abbraccio appiccicoso, se n’è andato via lo stesso.

Anche Cuperlo ha criticato Renzi perchè ha sdoganato Berlusconi. Sapete chi era il segretario di D’Alema alla Bicamerale? Cuperlo. Adesso critica l’Italicum perchè dice – giustamente – che gli elettori non possono scegliere con le preferenze. Ma da che pulpito! Nel 2006 Cuperlo si è candidato col Porcellum e non è riuscito a farsi eleggere nemmeno con le liste bloccate e l’anno scorso si è ricandidato senza passare dalle primarie, come perfidamente gli ha ricordato Renzi. Si è fatto paracadutare alla Camera nella lista dei raccomandati di Bersani. Forse con le preferenze non prenderebbe voti, neanche i parenti lo voterebbero. Ma non perché non lo stimino: è che non sanno proprio chi sia. Cuperlo chi?

Renzi aveva dato per morto Berlusconi e ora l’ha riportato al centro della scena. Infatti Grillo ha marmaldeggiato, pubblicando sul blog un po’ di frasi di Renzi su Berlusconi: “Berlusconi sa che se batto Bersani lui è il primo rottamato: Normale che tifi Bersani”. E poi: “Per il mio partito sarà un gran giorno quando riusciremo a far capire che Berlusconi va mandato in pensione”. Anche sulla legge elettorale il blog di Grillo ha infierito, perché Renzi sembrava avere le idee molto chiare, diverse da quelle di oggi. Luglio 2012: “Bisogna scegliere il proprio candidato leader, ma anche il proprio parlamentare”; “Solo una legge elettorale funziona: quella dei sindaci. Sai chi vince, chi vince governa, 2 mandati e preferenze”.

Grillo grida al Pregiudicatellum e dice che lo stanno facendo per tagliare fuori i 5 stelle, ma dovrebbe fare l’esame di coscienza. Perché Renzi, proprio in un’intervista al Fatto Quotidiano all’inizio di quest’anno, prima ancora che a Berlusconi, l’accordo sulla legge elettorale l’aveva proposto ai 5 stelle. E ci aveva aggiunto pure il taglio del Senato, dei soldi alle Regioni e la rinuncia Pd ai finanziamenti pubblici. I 5 Stelle potevano andare a vedere le sue carte, se fosse stato un bluff l’avrebbero scoperto, invece si sono tirati fuori, sempre in attesa del referendum sul web che finirà a fine febbraio. E così hanno perso il treno e, forse, lo hanno fatto perdere anche agli italiani.

Ma siccome qui c’è Fassina, non vorrei pensasse che mi dimentichi di lui o che m’iscriva a quel brutto club “Fassina chi?”. Anche perché la domanda giusta è: “Fassina quale?”, in quanto ci sono diversi Fassina. Un po’ come Picasso che aveva il periodo rosa e il periodo azzurro. Un anno fa, dopo il voto, ripeteva: “Mai al governo col Pdl, se Grillo non ci sta si torna al voto”; “Il governo col partito che occupa tribunali e compra deputati non lo faremo mai”; “Berlusconi è inaffidabile: Nessun governo è possibile col Pdl”. Poi è nato il governo Letta con il Pdl, ma Fassina non è entrato: “Non ne faccio parte perché è prevalsa la continuità col governo Monti, che una figura come la mia non poteva garantire” ha detto. Due giorni dopo è entrato come viceministro Economia. E ha risolto questo lacerante conflitto interiore con una supercazzola memorabile, pubblicata dall’Unità: “Noi scommettiamo sulla nostra cultura politica alternativa al berlusconismo, ma autonoma dal berlusconismo e sufficientemente forte per affrontare la sfida del governo di compromesso e respingere la retorica reazionaria dell’inciucio dei Travaglio e della Trilateral Grillo-Casaleggio”.
Alternativo al berlusconismo, autonomo dal berlusconismo, ma alleato di B.

Infatti l’estate scorsa comparve in una copertina di Panorama in tandem con Brunettaper un’intervista di coppia. Due gocce d’acqua, impossibile distinguerli.
Brunetta diceva : “La pensiamo allo stesso modo sull’Europa” e Fassina: “Ma anche sul passato. È maturata col Pdl una valutazione condivisa, una straordinaria possibilità di dialogo fra noi”. E Brunetta, anzi, Brunina: “Fassina ha ragione!”. E Fassina, anzi Brunetta, anzi Fassetta: “Un grande passo avanti culturale, destra e sinistra insieme hanno il merito di rimettere in moto la politica”. Poi però purtroppo c’era qualcuno che proprio non riusciva a capire gli effetti balsamici delle larghe intese e Fassina lo indentificava in “chi ha vissuto di antiberlusconismo e con l’accordo Pd-Pdl ha perso la sua ragion d’essere: Travaglio e il Fatto”. E Brunetta: “Stefano dice bene”. Si stava spellando le mani.

Il duo annunciò addirittura un patto contro l’aumento IVA, che infatti subito dopo è aumentata, e sulla giustizia perché, denunciava Brunetta, “a Palermo e altrove atti coperti da segreto, tanto più se riguardano Berlusconi, passano ai giornali in tempo reale in barba alle leggi”. E Fassina: “Brunetta afferma cose più che ragionevoli”. Alla vigilia della sentenza di Cassazione su Berlusconi per frode fiscale, Fassina se ne uscì giustificando “l’evasione di sopravvivenza”. Così la chiamò incolpando la “pressione fiscale insostenibile”. Subito Brunetta se lo stava per baciare: “E’ quel che diamo da sempre noi, Berlusconi, eccetera”. E poi Fassina all’improvviso cominciò ad accusare Renzi di ripetere a pappagallo le ricette della destra e di essere come Berlusconi. Finché Il 4 gennaio s’è dimesso dal governo. Ma non contro l’alleato pregiudicato (da 5 mesi), ma contro Renzi, segretario del suo partito. E sabato, infine, ha detto: “Mi vergogno per l’incontro fra Renzi e Berlusconi”.

Ma quale Fassina si è vergognato? Il nemico delle larghe intese, il viceministro delle larghe intese o il baciatore di Brunetta? Speriamo che i vari Fassina non si incontrino mai, perché sennò ci scappa il morto.

 

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