Esclusivo: parla Vincenzo Scarantino


di | 28 Gen 2014

“La mafia arriva, spara in faccia, spara in testa. Subito uno si accascia, e muore. Lo Stato, invece, ti fa morire giorno dopo giorno”.
Parla per la prima volta Vincenzo Scarantino, l'uomo che si era accusato, salvo poi ritrattare tutto, di aver procurato la Fiat 126 che, imbottita di tritolo, causò la morte di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta nella strage di Via D'Amelio.
Scarantino è un picciotto di borgata quando nel 1992 viene arrestato per la strage di via D’Amelio. Dopo un anno di carcere duro a Pianosa, decide di collaborare spiegando per filo e per segno come e perché sia stato organizzato l’omicidio Borsellino. La sua testimonianza ha sancito ergastoli e scritto una delle pagine più buie della storia del nostro Paese, quando a sorpresa nel 1998, ha deciso di ritrattare tutto puntando il dito contro poliziotti e magistrati che a suo dire lo avrebbero costretto a testimoniare ciò che non ha mai fatto, visto o sentito.
Scarantino, nell'intervista esclusiva di Dina Lauricella, racconta in video per la prima volta come un gruppo di poliziotti lo facesse studiare, preparandolo agli interrogatori: "Le sere prima mi leggevano tutto e io dovevo memorizzare quello che sentivo." 
Scarantino è attualmente imputato a Caltanissetta, sempre per calunnia. Oggi la procura indaga sull’ipotesi che Scarantino sia stato la pedina di un ennesimo e clamoroso depistaggio.
E questa è solo un'anticipazione, l'intervista integrale andrà in onda giovedì prossimo, 30 gennaio, alle 21.10 su La7 e in streaming su www.serviziopubblico.it