Il mistero della morte di Nino Gioè


di | 30 Gen 2014

Il boss mafioso Nino Gioè viene ritrovato morto nel carcere di Rebibbia nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1993. La versione ufficiale parla di suicidio, ma negli anni gli interrogativi si sono moltiplicati. È andata davvero così? O Gioè è stato ucciso perché sapeva troppo della trattativa Stato-mafia?

La storia di Nino Gioè

Già nel 1993 Repubblica scriveva:
Il suicidio di un uomo d' onore della "famiglia" di Altofonte è entrato nel grande giallo delle stragi di Palermo. Antonino Gioè, il mafioso che si è ammazzato tre giorni fa in una cella di Rebibbia, era "oggetto di accuratissime indagini sui massacri dell' estate 1992", era al centro dei sospetti come uno degli assassini di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Il picciotto di Altofonte era destinato a finire nell' inchiesta dei giudici di Caltanissetta, quelli che da un anno tentano di decifrare i misteri e le bombe di Capaci e di via Mariano D' Amelio. "Non possiamo dire di più, ma confermiamo che su Antonino Gioè, come su alcuni altri personaggi, era concentrata tutta la nostra attenzione", spiegano alla procura della Repubblica di Caltanissetta, pur non precisando quale ruolo avrebbe svolto il mafioso di Altofonte in via Mariano D' Amelio o - più probabilmente - a Capaci. E' un giallo nel giallo. Anche perché Gioè ha lasciato una sorta di "testamento", sette fogli fitti di pensieri e riflessioni. Come questo: "Sono un mostro da diciassette anni...". O quest' altro: "Il mondo non mi potrà mai perdonare le mostruosità che ho compiuto...".