Imu-Bankitalia: l’origine dello scontro

di 3 Feb 2014

Il decreto Imu-Bankitalia aumenta il capitale della Banca d’Italia a 7,5 miliardi di euro. Il capitale era fermo da quasi 80 anni a 300 milioni di lire, pari a 156mila euro.

L’aumento avviene gratuitamente perché non si chiedono soldi ai soci, i cosiddetti “partecipanti, ma si trasferiscono a capitale parte delle riserve della Banca stessa. Il risultato è questi soci, che sono principalmente le banche italiane, Intesa e Unicredit in testa, si trovano all’improvviso ad avere in mano un valore di 7,5 miliardi. Per capirci, i due maggiori gruppi bancari, quelli con le quote più alte in Bankitalia, dovranno venderle perché la legge dice che nessuno potrà avere più del 3%, e potranno ricevere somme consistenti: Intesa fino a 3,15 miliardi, e Unicredit 1,5 miliardi. (continua dopo il salto)


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E il decreto consente che sia la stessa Banca d’Italia, almeno nell’immediato, a comprare le proprie quote usando le sue riserve. Questi sono soldi veri, che andranno ad aiutare i bilanci delle banche, fiaccati  dalla crisi e con sofferenze in aumento.

Le banche, però, pagheranno su questa operazione un’imposta – come sulle plusvalenze – pari a 900 milioni. Questi soldi andranno al Tesoro e che creeranno un piccolo beneficio al bilancio dello Stato. In più, con un’operazione a parte, alle banche è stato chiesto di anticipare nel 2013 gli acconti di Ires e Irap pari al 130% – nel 2012 erano fermi al 100% – soldi utilizzati in parte per l’abolizione della seconda rata dell’Imu.

Ma a sorridere alla fine saranno soprattutto le banche, che si trovano:

1. ad avere un patrimonio di 7,5 miliardi senza spendere un euro! Le banche volevano addirittura che il capitale fosse elevato a 20 miliardi e oltre, ma il governo ha detto no.
2. Il decreto innalza il tetto dei dividendi per i soci di Banca d’Italia: fino al 6% delle riserve.

Questo significa che ogni anno a tutti i soci potranno andare fino a 450 milioni, cioè 380 milioni più dell’ultimo dividendo.Il ministero dell’Economia specifica: “Nessun regalo alle banche”.
Ma questo come lo chiamiamo allora?

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