L’inferno di Caivano e il coraggio di Bruno Mazza


di | 25 Set 2014

Dietro il campetto di calcio del Parco Verde di Caivano c’è un’enorme piazza di spaccio. Bruno Mazza ha un passato criminale, è stato il braccio destro di un boss della zona: "Quando mio fratello è morto di overdose, ho cambiato vita". Oggi anima l’associazione di volontariato  "Un’infanzia da vivere" per riscattare il futuro di chi vive lì. "Qui non sappiamo cos’è la legalità, lo Stato deve intervenire".

Il volontariato di Bruno Mazza

Parco Verde di Caivano. Un microcosmo di droga e omicidi. In una sola mattina, nei pressi del campetto di calcio Bruno Mazza si ritrova a raccogliere trecentocinquanta siringhe. Qui vivono in seimila e di loro il 30% ha precedenti con la giustizia. Solo nell'ultimo anno ci sono stati 20 attentati dinamitardi e 9 morti carbonizzati. Il reportage di Sandro Ruotolo in esclusiva per Servizio Pubblico.

Il dibattito in studio

Secondo l'assessore Viviana Beccalossi sono "le istituzioni ad aver sbagliato a Napoli". "Bisogna cominciare a far rispettare le leggi in quella città e non consentire ai ragazzi di drogarsi fin da piccoli", chiosa. Per Bruno però occorre altro per risolvere la situazione di un territorio che presenta non poche criticità. "I carabinieri non servono - dice - quello che serve è il lavoro per i giovani".