Napolitano, D’Ambrosio e il mistero degli “indicibili accordi”


di | 31 Ott 2014

“Sono il primo a desiderare che sia fatta luce sulle stragi” scriveva Loris D’Ambrosio, ex consigliere giuridico del Quirinale, a Giorgio Napolitano, il 18 giugno 2012. La lettera continuava citando un contributo al libro di Maria Falcone, sorella di Giovanni: “Non ho esitato a fare cenno a episodi del periodo 1989-1993 che mi preoccupano e fanno riflettere; che mi hanno portato a enucleare ipotesi, quasi preso dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”. Ma cosa sono quegli indicibili accordi? Oggi, a più di due anni di distanza, Vittorio Teresi commenta così queste parole: “Il contributo che D’Ambrosio ha fornito al libro della Falcone non conteneva alcun accenno ai timori presenti nella lettera a Napolitano”. Nino Di Matteo, invece, torna parla sulla mancata perquisizione del covo di Totò Riina: “Stiamo cercando di capire se è legata alla trattativa Stato-mafia e ad altre vicende come la mancata cattura di Provenzano e Santapaola”.