Diffamazione, caso Angelucci: assolto Michele Santoro


di | 31 Mar 2015

Il giudice Donatella Galterio della prima sezione civile del tribunale di Roma ha assolto Michele Santoro dall'accusa di diffamazione a mezzo trasmissione televisiva. Antonio Angelucci e Giampaolo Angelucci, noti imprenditori nel campo sanitario e azionisti di riferimento del gruppo San Raffaele spa, avevano querelato Michele Santoro, la giornalista Giulia Bosetti e la RAI per un servizio andato in onda durante la puntata di Annozero "L’Era Glaciale” del febbraio 2010, dedicata alle imminenti elezioni regionali e all’influenza dei grandi gruppi privati nella politica. Al centro dell’inchiesta l’affidamento del servizio sanitario da parte della regione Lazio a imprese private e in particolare alle cliniche del gruppo San Raffaele dei fratelli Angelucci. Secondo la tesi dei querelanti nel servizio erano state date informazioni non vere e gravemente lesive la loro reputazione. Con particolare riferimento alle cliniche di Velletri e Cassino. Anche la San Raffaele spa aveva promosso una causa parallela. L'ammontare dei danni richiesti, sommando i due procedimenti, era di 65 milioni di euro.

Assolto Michele Santoro: scrivono i giudici

“Ai fini di un corretto inquadramento della vicenda occorre premettere che la trasmissione si inserisce nel contesto di una peculiare indagine giudiziaria che aveva avuto eco nella stampa nazionale che aveva portato il GIP del tribunale di Velletri […] a imputare ai fratelli Angelucci […] la commissione di gravi reati, quali l’associazione a delinquere e la truffa ai danni della Regione Lazio mediante fatturazione di prestazioni non effettuate nelle forme previste dal Ministero della Sanità o comunque relative a prestazioni inesistenti, la manipolazione di dati informatici, la falsificazione della diagnosi di ingresso per il day-hospital […]".
Chiarite le ragioni che rendevano l’argomento di scottante attualità i giudici entrano nel merito del contenuto del servizio:
“Il tema del servizio non solo collegato a recenti fatti di cronaca ma di per sé avente […] inequivoca rilevanza sociale e come tale meritevole di conoscenza da parte del pubblico dei telespettatori […] unitamente alle tecniche utilizzate fanno sì che il medesimo vada inquadrato nel cosiddetto “giornalismo d’inchiesta” […]. Non soltanto l’autore del servizio ha tentato, al fine di una completa ricostruzione della vicenda oggetto dell’indagine in cui potessero trovare spazio tutte le voci dei soggetti a qualunque titolo coinvolti, di acquisire anche le dichiarazioni dei soggetti “accusati”, ovverosia dell’on.le Angelucci, che tuttavia ha opposto, per il tramite del suo autista, un secco rifiuto a rispondere alle domande dell’intervistatore […] ma anche per quanto concerne le interviste collezionate deve ritenersi essere stato correttamente esercitato […] il diritto di cronaca. A ciò si aggiunge anche il rispetto degli altri due concorrenti parametri, ovverosia della verità della notizia e della continenza".
I giudici hanno condannato i querelanti al rimborso delle spese processuali.