Babyricchi: “Avere la macchinetta significa essere liberi”


di , | 2 Feb 2017

Le immagini esclusive dello spaccio di cocaina all’interno di una scuola della Capitale sono il cuore del reportage «come fosse un film» di Micaela Farrocco e Cecilia Sala, al centro della quarta tappa del viaggio di Italia. In un mondo dove non ci sono più idee politiche a dividere i giovani, lo scontro è tra la Roma Nord dei quartieri “bene” e la Roma Sud della periferia, tra i ragazzi ricchi che hanno tutto per nascita e quelli che desiderano le stesse cose ma devono sudarsele. Cosa c’è dietro una generazione che vive come non ci fosse un domani? I giovani non fanno più la rivoluzione? Ma il problema è il vuoto dei giovani o il deserto creato dagli adulti? Colpa dei genitori o del fallimento della scuola?

Le macchinette dei Parioli

Nella prima parte del reportage il fenomeno delle microcar dei ragazzi dei Parioli; macchine super accessoriate e costosissime pagate dai genitori. Gli adesivi con gli slogan di Roma Nord come "No plebei", "Senza paura", Puttantour", "Molesto", "Ciao Bello". Per gli adoloscenti avere la macchinetta significa "essere liberi" e i genitori sembrano approvare non ponendosi il problema del concetto del limite in un sistema educativo.

Il pestaggio a Piazza Cavour

Lo scontro adolescenziale sfocia nella violenza a Piazza Cavour dove il 16 ottobre 2016 un sedicenne è stato pestato e ridotto in fin di vita da un gruppo di coetanei. Le indagini sul pestaggio hanno portato all'arresto di 7 ragazzi, 4 adolescenti e 3 minorenni per tentato omicidio aggravato dai futili motivi. I giovani protagonisti si raccontano nella versione integrale del reportage.