Italcarni, cosa ha fatto il sindaco per fermare il “macello degli orrori”?


di | 31 Mar 2017

Siamo a Ghedi, città di 20 mila anime in provincia di Brescia. Qui la procura nell'autunno 2015 ha sequestrato il macello Italcarni dove i bovini erano sottoposti ad ogni tipo di maltrattamento. Mucche agonizzanti venivano trascinate sul pavimento, agganciate a catene. Altri capi, affetti da zoppia, venivano presi a bastonate o punti col forcone per portarli verso la linea di macellazione. Il proprietario Federico Osio li sollevava e trasportava con il muletto, altra pratica illegale. Il macello aveva una convenzione in essere con il comune, che sembrava non essersi accorto di alcunché. Borzi era allora finito al centro delle polemiche per le sue frasi sul maltrattamento animale e la sua parentela con il titolare di Italcarni, che si è scoprì essere suo cognato.

L'intervista a Federico Osio

Giulia Innocenzi, nella quarta puntata di "Animali come noi", va a chiedergli conto di quanto fatto dal comune per vigilare sulla situazione di Italcarni. Un accesso agli atti dei consiglieri comunali a 5 stelle, infatti, rivela che il comune non ha richiesto alcun documento ufficiale al macello. Non un'analisi sugli scarichi, non una delibera sulle tariffe di macellazione, non una copia della fideiussione presentata da Italcarni.